Penso che l'intervento più adatto per cominciare questo nuovo "diario" sia presentarsi nel migliore dei modi. Lo faccio attraverso le poesie che mi sono particolarmente piaciute perchè mi hanno trasmesso molto e soprattutto perchè forse vedevo in quei versi una parte di me. Siccome studio inglese, tedesco (la lingua che studio più volentieri!) e spagnolo troverete alcune poesie in queste lingue: non spaventatevi e non andate avanti. Anche se non si sa una lingua, un testo, specialmente uno poetico, può dire lo stesso molte cose. Lo stesso lo faccio davanti ad un quadro di arte contemporanea: cosa sono tutti quelle linee, simboli e colori? Non mi chiedo più cosa significhino, ma cosa mi trasmettono. Uno dei miei artisti preferiti, infatti, è Kandiskij, il fondatore dell'astrattismo.
Comunque, ecco alcune creazioni che mi rispecchiano nel modo più universale.
Eliana
PS: leggetele con l'intonazione giusta e con un sorriso: sarebbe come lo farei io! ;)
Niña morena y ágil, Pablo Neruda. Più o meno è la mia descrizione fisica...
Niña morena y ágil, el sol que hace las frutas,
El que cuaja los trigos, el que tuerce las algas,
Hizo tu cuerpo alegre, tus luminosos ojos
Y tu boca que tiene la sonrisa del agua.
Un sol negro y ansioso se te arrolla en las hebras
De la negra melena, cuando estiras los brazos.
Tú juegas con el sol como con un estero
Y él te deja en los ojos dos oscuros remansos.
Niña morena y ágil, nada hacía ti me acerca.
Todo de ti me aleja, como del mediodía.
Eres la delirante juventud de la abeja,
La embriaguez de la ola, la fuerza de la espiga.
Mi corazón sombrio te busca, sin embargo,
Y amo tu cuerpo alegre, tu voz suelta y delgada.
Mariposa morena dulce y definitiva,
Como el trigal y el sol, la amapola y el agua.
Prometheus, W. J. Goethe. Adoro questa poesia perchè ho fatto della ribellione contro ogni oppressione, sociale e personale, la mia causa.
Bedecke deinen Himmel, Zeus,
Mit Wolkendunst
Und übe, dem Knaben gleich,
Der Disteln köpft,
An Eichen dich und Bergeshöhn;
Mußt mir meine Erde
Doch lassen stehen
Und meine Hütte, die du nicht gebaut,
Und mein Herd,
Um dessen Glut
Du mich beneidest.
Ich kenne nichts Ärmeres
Unter der Sonne, als euch, Götter!
Ihr nähret kümmerlich
Von Opfersteuern
Und Gebetshauch
Eure Majestät,
Und darbtet, wäre
Nicht Kinder und Bettler
Hoffnungsvolle Toren.
Da ich ein Kind war,
Nicht wusste, wo aus noch ein,
Kehrt ich mein verirrtes Auge
Zur Sonne, als wenn drüber wär
Ein Ohr, zu hören meine Klage,
Ein Herz wie meins,
Sich des Bedrängten zu erbarmen.
Wer half mir
Wider der Titanten Übermut?
Wer rettete vom Tode mich,
Von Sklaverei?
Hast du nicht alles selbst vollendet,
Heilige glühend Herz?
Und glühest jung und gut,
Betrogen, Rettungsdank
Dem Schlafende da droben?
Ich dich ehren? Wofür?
Hast du die Schmerzen gelindert
Je des Beladenen?
Hast du die Tränen gestillet
Je des Geängsteten?
Hat nicht mich zum Manne geschmiedet
Die allmächtige Zeit
Und das ewige Schicksal,
Meine Herrn und deine?
Wähntest du etwa,
Ich sollte das Leben hassen,
In Wüsten fliehen,
Weil nicht alle
Blütenträume reiften?
Hier sitz ich, forme Menschen
Nach meinem Bilde,
Ein Geschlecht, das mir gleich sei,
Zu leiden, zu weinen,
Zu genießen und zu freuen sich,
Und dein nicht zu achten
Wie ich!
Meriggiare pallido e assorto, E. Montale. Questi versi mi trasmettono quasi fisicamente il calore, che avvolge, ed il suo colore, tipico delle giornate più caldi dell'estate, quelle che preferisco.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Italia mia, F. Petrarca. Sarà strano per una giovane, soprattutto una ragazza, interessarsi di quello che succede attorno a lei o alla politica, ma io ci tengo alla nostra Italia, con i suoi mille difetti ed i suoi milioni di pregi perchè, in fondo, siamo noi ed è il nostro futuro. (visto che sono tre pagine di meravigiosa poesia, purtroppo ho eliminato alcune parti.)
Italia mia, benché 'l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che ' miei sospir' sian quali
spera 'l Tevero et l'Arno,
e 'l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion' che crudel guerra;
e i cor', che 'ndura et serra
Marte superbo et fero,
apri Tu, Padre, e 'ntenerisci et snoda;
ivi fa che 'l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s'oda.
Voi cui Fortuna à posto in mano il freno
de le belle contrade,
di che nulla pietà par che vi stringa,
che fan qui tante pellegrine spade?
perché 'l verde terreno
del barbarico sangue si depinga?
Vano error vi lusinga:
poco vedete, et parvi veder molto,
ché 'n cor venale amor cercate o fede.
Qual piú gente possede,
colui è piú da' suoi nemici avolto.
O diluvio raccolto
di che deserti strani
per inondar i nostri dolci campi!
Se da le proprie mani
questo n'avene, or chi fia che ne scampi? [...]
Né v'accorgete anchor per tante prove
del bavarico inganno
ch'alzando il dito colla morte scherza?
Peggio è lo strazio, al mio parer, che 'l danno;
ma 'l vostro sangue piove
piú largamente, ch'altr'ira vi sferza.
Da la matina a terza
di voi pensate, et vederete come
tien caro altrui che tien sé cosí vile.
Latin sangue gentile,
sgombra da te queste dannose some;
non far idolo un nome
vano senza soggetto:
ché 'l furor de lassú, gente ritrosa,
vincerne d'intellecto,
peccato è nostro, et non natural cosa.
Non è questo 'l terren ch'i' toccai pria?
Non è questo il mio nido
ove nudrito fui sí dolcemente?
Non è questa la patria in ch'io mi fido,
madre benigna et pia,
che copre l'un et l'altro mio parente?
Perdio, questo la mente
talor vi mova, et con pietà guardate
le lagrime del popol doloroso,
che sol da voi riposo
dopo Dio spera; et pur che voi mostriate
segno alcun di pietate,
vertú contra furore
prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto:
ché l'antiquo valore
ne gli italici cor' non è anchor morto.
Signor', mirate come 'l tempo vola,
et sí come la vita
fugge, et la morte n'è sovra le spalle.
Voi siete or qui; pensate a la partita:
ché l'alma ignuda et sola
conven ch'arrive a quel dubbioso calle.
Al passar questa valle
piacciavi porre giú l'odio et lo sdegno,
vènti contrari a la vita serena;
et quel che 'n altrui pena
tempo si spende, in qualche acto piú degno
o di mano o d'ingegno,
in qualche bella lode,
in qualche honesto studio si converta:
cosí qua giú si gode,
et la strada del ciel si trova aperta.
Canzone, io t'ammonisco
che tua ragion cortesemente dica,
perché fra gente altera ir ti convene,
et le voglie son piene
già de l'usanza pessima et antica,
del ver sempre nemica.
Proverai tua ventura
fra' magnanimi pochi a chi 'l ben piace.
Di' lor: – Chi m'assicura?
I' vo gridando: Pace, pace, pace. –
domenica 1 giugno 2008
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